La Volkswagen Golf III, vettura appartenente al segmento C comparve sul mercato nel 1991 con un nuovo restyling rispetto alle serie precedenti e rimase in produzione sino al 1997.
Guidare una leggenda
Fu una serie realizzata con numerosi modelli speciali, caratterizzati da allestimenti particolari: la Golf Europa (1992) fu concepita per festeggiare la firma del Trattato di Maastricht, la Golf GTI 20 years Edition (1996) per celebrare i 20 anni di GTI, la Golf Pink Floyd Edition (1994), la Golf Rolling Stones Edition (1995) e la Golf Bon Jovi Edition (1996) in onore di gruppi musicali.
Da non dimenticare l’introduzione della versione station con il nome “Variant” e la riproposizione della Cabriolet.
Tra le tante prodotte figurava anche la VW Golf GTI; abbandonate definitivamente le linee spigolose del passato, nel confronto con la seconda serie appariva più larga e bombata, la forma massiccia e vagamente aggressiva trasmetteva una sensazione di compattezza e affidabilità mentre ciò che risaltava come particolarmente attraente e innovativo, erano i fari anteriori che, raddoppiati di numero erano “raccolti” all’interno di una protezione ovale trasparente. Ulteriore nota di pregio erano i fendinebbia di serie.
Internamente gli spazi erano ampi e ben distribuiti sia anteriormente che posteriormente, i sedili avvolgenti del guidatore e del lato passeggero esaltavano la sportività della vettura; la plancia dei comandi semplice e completa offriva informazioni sullo stato dell’auto, il volante massiccio garantiva una presa ottimale, la visuale era ottima anche lateralmente e a completamento degli interni erano presenti vari vani portaoggetti con un’ulteriore apertura davanti al cambio, perfetta per raccogliere vari piccoli oggetti.
Le dotazioni di serie lasciavano a desiderare nelle versioni che non fossero la GTI che, per questa ragione era anche piuttosto costosa: finestrini elettrici anteriori e posteriori, volante e sedile regolabile e come detto precedentemente sedili sportivi (scomodi per alcuni), il non plus ultra per una vettura sportiva dalle prestazioni eccezionali che, alimentata a benzina, nascondeva sotto al cofano un motore a 4 cilindri da 115CV con 1998cc di cilindrata.
Guidando una Golf GTI ci si sentiva sicuri e protetti a qualsiasi velocità, la solidità la si avvertiva chiaramente, i movimenti erano fluidi e reattivi, la ripresa la rendeva una perfetta auto da sorpasso: ingranare la marcia e dando gas fare “filotto” lasciandosi tutti alle spalle sembrava la cosa più naturale del mondo, era nata per farlo. Il peso era ben distribuito ma lo si avvertiva tutto, guidare a lungo poteva diventare faticoso.
I difetti maggiori erano la scarsa elasticità che diventava fastidiosa in prossimità di dossi, buche o cunette dove gli ammortizzatori mantenevano il veicolo rigido e i consumi, non certo ridotti.
Leggendaria.
Commenta il post